“Corpo e preghiera” : La Via senza nome

Con questo termine viene comunemente designato uno specifico cammino di ricerca interiore fondato sull’impiego del corpo, qui inteso quale strumento fondamentale di accesso all’esperienza della preghiera contemplativa.

Creato storicamente dal viaggiatore e ricercatore itinerante di origine occitana Jean Absat nel XVI secolo, questa particolare “via” è stata oggigiorno recuperata, rivitalizzata e riadattata a metodo di auto-conoscenza dall’antropologo specialista di culture himalayane e insegnante di consapevolezza corporea Martino Nicoletti.

Nell’accezione proposta dallo stesso Absat, “corpo e preghiera si riferisce dunque, in primis, a un cammino di pratica di natura contemplativa che ha luogo “nel” nostro corpo, “attraverso” il nostro corpo e, soprattutto, grazie una ripresa di contatto consapevole con questo meraviglioso strumento di incarnazione terrestre.

In questo contesto – a differenza di molte pratiche spirituali presenti in ambito occidentale e storicamente determinate, quali, a solo titolo di esempio, l’Esicasmo ortodosso, la “preghiera del cuore” o alcune pratiche corporali incentrate sul respiro presenti in movimenti di diretta ispirazione carmelitana – la definizione di “corpo e preghiera” non si riferisce dunque all’impiego del proprio corpo quale strumento integrativo o ausiliario alla pratica della preghiera, bensì a una pratica psico-fisica autonoma destinata a propiziare un contatto diretto con l’essenza divina presente in ogni persona, nonché della realizzazione della nostra natura profonda, grazie a una mobilitazione simultanea e completa di tutti gli aspetti che compongono l’individuo, di tutte le sue facoltà nonché di tutte le sue potenzialità espressive: intelletto, percezione interna del proprio corpo e percezione delle sorgenti esterne di informazione, sensi, respirazione, emotività, movimento, voce, etc.

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Jean Absat

Enigmatico e pressoché sconosciuto scrittore di origini occitane Jean Absat nasce a Carcassonne nel 1593. Figlio di François, ciabattino nell’antico borgo della città, e di Juliette, madre di famiglia anche lei di umili origini, Absat, sin da giovanissimo, mostra uno spiccato interesse per la filosofia, la spiritualità e l’astronomia.

Nel 1616, a soli ventitré anni, Absat, obbedendo alla sua profonda sete spirituale, decide di abbandonare la famiglia e l’Europa, per intraprendere un autentico, quanto avventuroso, cammino di ricerca. Una vera e propria quête che porterà il giovane Absat a viaggiare senza sosta per diverse contrade della Persia, dell’Asia centrale, della Siria, dell’Anatolia e della stessa Armenia, in cerca di un maestro che potesse svelargli i misteri che il suo palpitante cuore reclamava con forza.

Nel corso degli anni, i numerosi viaggi compiuti e il contatto diretto con le antiche dottrine mistiche ancor attive all’epoca in queste remote regioni, permisero ad Absat di elaborare una visione spirituale coerente, come anche di sviluppare un personalissimo, quanto concreto, itinerario di autoconoscenza, fondato su un impiego consapevole del corpo e delle sue intrinseche potenzialità.

Corpo e preghiera – testo casualmente rinvenuto in Iran nel 1996 e, per la prima volta, qui tradotto in italiano – è l’opera che espone integralmente il suo insegnamento.

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Il libro

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Introduzione, traduzione e cura di Martino Nicoletti

Paris, Le loup des steppes, 2017

Seguendo gli antichi insegnamenti di Jean Absat – viaggiatore e “pellegrino dell’anima” di origini occitane, vissuto tra la Persia, l’Asia centrale e l’Armenia del XVII secolo – quest’opera mostra come il corpo possa essere impiegato come un meraviglioso ed eccelso “strumento” di preghiera, in grado di condurre ogni sincero ricercatore di sé verso l’incontro diretto con il proprio “cuore invisibile” e con l’oceano di luce e di silenzio vivo che dimora nella parte più intima di noi.

Accompagnandolo passo dopo passo, Absat guida il lettore attraverso un itinerario autenticamente iniziatico, fondato sull’ascolto dei ritmi profondi del corpo, sul respiro, sull’impiego del suono e il risveglio della potenza sottile delle emozioni.

È al culmine di questo stesso cammino che Absat introduce alla straordinaria pratica della “preghiera in movimento”: una forma di preghiera unica e spontanea capace di riunirci, con la potenza di una folgore, all’infinita Sorgente stessa di ogni forma, di ogni vita e di ogni movimento.

È qui, e soltanto qui, che – realizzando tangibilmente come il nostro corpo, in realtà, si trovi già da sempre immerso in una spontanea e incessante preghiera –potremo finalmente accedere alla totale semplicità, all’incondizionata libertà e alla sublime nobiltà di un filo d’erba mosso dal vento…

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Sì, danza completamente vuoto, trasparente e libero (…) Tu sei lo specchio dell’Assoluto e non lo sai. Tu sei il suo stesso occhio, ma non lo sai. Tu, il suo stesso corpo, il suo braccio e la sua mano che, nella libertà, plasma le innumerevoli forme e gli infiniti mondi. (…) Ora puoi comprendere: ogni tuo respiro è già preghiera. Ogni tuo sguardo è già preghiera. Ogni tuo passo e ogni tuo gesto sono già preghiera. Conchiglia marina deposta sulla sabbia e che risuona con la voce del tutto. Acqua che si versa nell’acqua. Sorgente che torna alla Sorgente.

 

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